Oggi sono venuti in visita in azienda i veterinari dell'ASL (spiegherò poi qual'è il motivo della loro visita).
Quando mi visitano - e nonostante siano veramente gentili e pure simpatici e le chiacchiere con loro portino sempre utili suggerimenti - mi torna in mente il buon Giorgio Ferigo, che troppo prematuramente ci ha lasciati.
Comincio quindi stasera la pubblicazione di alcuni suoi scritti.
Chissà che farli circolare non aiuti a liberare il ragionamento intorno al cibo e alla sua produzione e trasformazione dai troppi intoppi culturali e dai troppi fardelli lobbistici in cui è impastoiato.
Veterinari dell'ASL, vi voglio bene, davvero.
Qui sotto il link, ma copiincollo il testo, a scanso di errori.
http://www.ausl-cesena.emr.it/Portals/0/Servizi/DSP/progr/EBP_Ferigo%20(Ecologist9_).pdf
Lettera ai colleghi responsabili
igiene alimenti e nutrizione
delle 6 asl del friuli
Giorgio Ferigo
Nel momento in cui è uscito il 155 avevo due paure. La prima,
che gli adempimenti nuovi si sommassero agli adempimenti vecchi
– com’è poi puntualmente accaduto.La seconda, che anche il
155 venisse assorbito dalla mentalità burocratica che – ahimé –
tutti ci permea. Anche questo è puntualmente accaduto. Posti di
fronte a compiti nuovi, tiriamo fuori carabattole vecchie (la 327, e
le altre puttanate; evidentemente abolite, se le norme nuove contraddicono
palesemente le vecchie, nella sostanza e spesso anche
nella forma). Comunque, per restare al documento di Tiziana.
1. Il gabinetto riservato al personale di cucina. Se Tiziana porta
alla prossima riunione cinque lavori scientifici, pubblicati su
riviste serie, dove sono messi a confronto alimentaristi con
gabinetto riservato vs alimentaristi con gabinetto non riservato,
e dove risulti che i primi ottengono una qualità degli
alimenti incredibilmente superiore ai secondi, o comunque
statisticamente significativa, e una quantità di tossinfezioni
alimentari incredibilmente inferiore, o comunque statisticamente
significativa, io aderirò alla proposta di costringere i
bar che vogliono far da mangiare a dotarsi di gabinetto riservato;
altrimenti no.
2. Il comando non manuale. Se Marina porta alla prossima riunione
cinque lavori scientifici, pubblicati su riviste serie, dove
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il comando non manuale venga messo a confronto con il comando
manuale, e dove risulti che il primo garantisce una
quantità di colonizzazione batterica delle mani dell’alimentarista
sensibilmente inferiore al secondo, o comunque inferiore
in modo statisticamente significativo, e di conseguenza una
quantità di tossinfezioni alimentari (dovute alle mani dell’alimentarista
contaminate dalla chiusura non manuale della rubinetteria)
incredibilmente inferiore, o comunque inferiore
in modo statisticamente significativo, io aderirò alla proposta
di costringere i bar a dotarsi di comando non manuale; altrimenti
no.
3. Lo spogliatoio per il personale di cucina. La legge 626 dice:
lo spogliatoio serve a spogliarsi e a rivestirsi; se non ci si
deve spogliare e rivestire, ma solo indossare una vestaglia
sopra gli abiti, o un grembiule, allora basta l’attaccapanni.
Inoltre dice: se è a disposizione una stanza in cui ci si può spogliare
e rivestire nella tutela della salute (il lavoratore non deve
essere costretto a denudarsi d’inverno nel cortile) e del pudore
(una lavoratrice non deve essere costretta a denudarsi in un
luogo in cui può essere osservata da trecento – o anche da uno
solo – militari o portuali, infoiati e no), quella stanza, pur adibita
ad altro uso, ma riscaldata d’inverno e riservata tutto l’anno,
può servire da spogliatoio; se una stanza cosiffatta non esiste,
allora bisogna costruire un locale apposito detto spogliatoio.
Leggetevi la legge, e non le scemenze che scrivono i redattori
di linee guida. Che la vestaglia delle cameriere,
o quei ridicoli costumi da cuoco col cappello a sbuffo
e gli zoccoli ospedalieri, servano a tutelare l’igiene
degli alimenti è ovviamente una panzana. Gli zoccoli, poi...
Solo la nostra soggezione nei confronti degli stupidelli
delle linee guida ci impedisce di ricordare i lavori
insudicianti per i quali era stato previsto lo spogliatoio
(fonderie, laminatoi, concerie, miniere) e ci costringe
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a considerare un cuoco alla stessa stregua del carbonaio.
Ad ogni modo, se Cecilia intende procurare cinque articoli
scientifici ecc.
4. La lavastoviglie è un modo meccanico di lavare i piatti,
non superiore né più efficiente del lavaggio manuale,
ai fini di pulizia. (Io ho lavato nella mia vita da scapolo,
e anche da accompagnato, migliaia di piatti e
non ho mai constatato queste performances superiori).
Imporre la lavastoviglie per legge è una prepotenza bella e
buona, ingiustificata e anche un po’ infame. Significa intrometterci
nel libero convincimento e nella libera organizzazione
del lavoro autonomamente scelta dall’imprenditore (che per
esempio, potrebbe anche decidere di assumere due lavapiatti,
così ci sono anche due stipendi in più). Noi non siamo i piazzisti
della Indesit, o come si chiamano adesso le lavastoviglie.
Tuttavia, se qualcuno porta cinque lavori scientifici in cui..
5. Ho già detto quello che penso dei disinfettanti – evidentemente
inascoltato. È obbligo deontologico dei professionisti
della salute Sconsigliare le disinfezioni, salvo quando
sono necessarie (ferite, ferri, forbicine). I medici e gli addetti
all’igiene non sono le succursali del NapisanPlus; e non devono
diffondere gli stessi terrori della pubblicità.Ma se i fautori
della disinfezione obbligata per legge porteranno cinque lavori
scientifici.....
6. E se il materiale anziché liscio fosse rugoso (per esempio uno
di quegli splendidi piani zigrinati che si vendono oggidì)?
E se il materiale anziché facilmente lavabile fosse difficilmente
lavabile, perché quel tale vuole assumere una persona a
“difficilmente lavare” gli attrezzi e dunque con più olio di
gomito e più saponata e più tempo a disposizione? Oppure
abbiamo imparato la litania, ci siamo affezionati, e ci viene
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spontaneo recitarla: liscio facilmente lavabile e disinfettabile?
E ancora: la cappa serve ad impedire il diffondersi di odori
(non cattivi odori: semplicemente odori di cibo in cottura).
A noi cosa importa che ci sia odore di cibo in cucina?
L’odore di sugo, o di fritto, o di minestra mette a repentaglio
la salute di qualcuno? Inquina il cibo? E il vapore che
si alza dalle pentole in ebollizione fa venire “i reumatismi”?
suscita attacchi asmatici? Insomma, perché la cappa?
E le dimensioni della cucina? Suvvia!...
7. Insomma, impera ancora la “testa 327” e non ha ancora preso
piede la “testa 155” o come si chiama adesso; e questo non è
un problema degli addetti o degli estensori di leggi, questo è
un grave problema culturale nostro.
8. Cos'è la quarta gamma? Ignoro cosa sia la quarta gamma; so
però che la legge regionale 8 del 19 aprile 1999, articolo 10bis
(abrogata e sostituita dalla presente legge) consentiva nelle tipologie
b (quelle con presenza, “nella fase di manipolazione finale,
ivi incluso il riscaldamento, il condimento, l’assemblaggio
e la farcitura, relative alla somministrazione esclusiva di prodotti
preconfezionati, precotti od usati a freddo, con espressa
esclusione della fase di cottura”) la somministrazione di prodotti
di gastronomia senza aggiuntive “autorizzazioni sanitarie”.
Mi volete spiegare perché adesso per la “tipologia 2 / 2.” ci
vuole un’autorizzazione sanitaria nuova, e non possono tenersi
quella vecchia?
9. Rimane il problema della diversità di trattamento tra coloro
che sono soggetti al 327 e coloro che non vi sono soggetti.
a. È un problema innanzitutto delle categorie interessate.
Le associazioni di categoria dei ristoratori chiedano a gran
voce l’abrogazione della 327 anche per loro (come avrebbero
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dovuto fare da circa 9 anni, dopo l’entrata in vigore del 155,
che era palesemente in contrasto con il 327, e come Roberto
ha più volte pubblicamente illustrato – ma nel cosiddetto
“gruppo di lavoro” alimenti, quanto dice Roberto è soggetto
a rimozione, e cancellatura, proprio come quello che dico io).
E semmai – invece di proporre quei ridicoli corsi in cui chi non-sa-fare
insegna a chi-sa-fare come si fa-a-fare-meglio
quello che già sanno fare, nonché il nome delle salmonelle
e le marche dei disinfettanti – quei nostri illustrissimi colleghi
che hanno rapporti con le associazioni di categoria propongano
una onorevole, rapida, veloce e semplificante via
di uscita dal 327. Dovrebbe essere il nostro primo impegno.
b. È un problema in secondo luogo dei nostri politici che
hanno approvato la legge; e dei nullafacenti delle direzioni
che l’hanno preparata. I quali parlano continuamente di “denuncia
di inizio attività” – che significa cose ben precise – e
poi vengono fuori con questa storia delle autorizzazioni – che
significano altre cose ben precise: le une in contrasto con le
altre. Perché deve essere Tiziana e non loro, ad aver problemi
di equità?
(Ma questi argomenti sono ormai superati dall’Accordo Stato
Regioni del 9 febbraio 2006, dove le autorizzazioni sanitarie non
esistono più, e c’è soltanto la dichiarazione di inizio attività, eccetera.
Adesso me lo leggo con calma. Ma smettetela di alzare gli occhi
al cielo e di pensare: “Adesso comincia a sbrodolare il rompicoglioni!”
quando parlo io, e datemi ascolto, qualche volta!)
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